Schema impianto fotovoltaico con e senza accumulo
Il percorso della corrente dal tetto al contatore, componente per componente, e che cosa cambia nello schema quando si aggiunge una batteria.
Lo schema di un impianto fotovoltaico è il percorso che la corrente compie dal tetto al contatore: i moduli producono corrente continua, l'inverter la trasforma in corrente alternata, e fra i due estremi ci sono i dispositivi di sezionamento e protezione che permettono di isolare l'impianto in sicurezza. Con un accumulo il percorso non cambia: si aggiunge una deviazione, e dove si inserisce quella deviazione è l'unica differenza sostanziale fra i due schemi. Questa pagina descrive entrambi componente per componente, e spiega che cosa deve mostrare lo schema unifilare, cioè il documento che del tuo impianto fa fede.
Lo schema in una frase: il percorso della corrente
Moduli → stringhe → protezioni in corrente continua → inverter → protezioni in corrente alternata → quadro → contatore → rete, con i consumi di casa che si servono lungo il tratto in corrente alternata prima del contatore. Tutto il resto è dettaglio di questo percorso.
La parte a monte dell'inverter si chiama lato DC (corrente continua), quella a valle lato AC (corrente alternata). È una distinzione che conviene tenere a mente perché protezioni, rischi e competenze sono diversi sui due lati, e perché è la chiave per capire i due modi di collegare una batteria.
Il mio consumo annuo è
Il tuo consumo annuo determina quanti pannelli solari ti servono.
Lo schema senza accumulo, componente per componente
1. I moduli. Generano corrente continua. Da soli non "decidono" nulla: la loro tensione e la loro corrente dipendono da irraggiamento e temperatura istante per istante.
2. Le stringhe. I moduli si collegano in serie fra loro: una serie di moduli è una stringa. Collegarli in serie somma le tensioni; affiancare più stringhe somma le correnti. Da qui discende la regola pratica più importante dello schema: i moduli di una stessa stringa devono trovarsi nelle stesse condizioni — stessa falda, stessa inclinazione, stessa esposizione, nessuno in ombra mentre gli altri sono al sole. Un modulo in ombra condiziona il comportamento dell'intera stringa a cui appartiene.
3. Gli ingressi MPPT dell'inverter. L'inverter insegue il punto di massima potenza, e lo fa separatamente per ciascun ingresso MPPT. Falde diverse vanno quindi su ingressi diversi. Quando le falde o le ombre sono più numerose degli ingressi disponibili si passa agli ottimizzatori o ai microinverter, e lo schema cambia forma: con i microinverter la conversione avviene sul tetto, modulo per modulo, e il lato DC lungo sparisce quasi del tutto. La scelta fra le tre architetture è spiegata nella guida sugli inverter.
4. Le protezioni e il sezionamento sul lato DC. Fra le stringhe e l'inverter lo schema prevede i dispositivi che permettono di aprire il circuito continuo e di proteggerlo dalle sovratensioni. Servono perché il lato DC non si spegne da solo: finché c'è luce, i moduli sono in tensione. È il motivo per cui su un impianto non si mette mano senza sapere che cosa si sta facendo, anche a inverter spento.
5. L'inverter. Trasforma la corrente continua in alternata alla tensione e alla frequenza della rete. È anche il punto in cui l'impianto "parla" con la rete: se la rete cade o esce dai parametri, l'impianto deve staccarsi.
6. Le protezioni sul lato AC e l'interfaccia con la rete. A valle dell'inverter lo schema prevede le protezioni in corrente alternata e i dispositivi che realizzano il distacco automatico dalla rete. In Italia le regole di connessione degli impianti in bassa tensione sono quelle della norma CEI 0-21 (per la media tensione, CEI 0-16): è la norma richiamata anche dai provvedimenti ARERA sulle connessioni. Soglie, tarature e dispositivi devono essere definiti nel progetto e nella documentazione tecnica applicabile alla connessione: chiedi all’installatore la documentazione di conformità dell’impianto e dell’inverter.
7. Il contatore e il punto di connessione. L'energia che produci e non consumi attraversa il contatore verso la rete; quella che ti manca viene prelevata dalla stessa linea. Che cosa succede economicamente a quell'energia immessa è cambiato di recente: con la deliberazione 78/2025/R/efr del 4 marzo 2025 ARERA ha stabilito che gli impianti entrati in esercizio dopo il 29 maggio 2025 non accedono più allo scambio sul posto, e accedono al ritiro dedicato o agli altri meccanismi del d.lgs. 199/2021. Il dettaglio è in Scambio sul posto e ritiro dedicato.
Lo schema con accumulo: dove si inserisce la batteria
Aggiungere una batteria significa inserire un punto in cui l'energia può essere deviata e conservata invece di andare in rete. Ci sono due modi di farlo, e sono due schemi diversi.
Accoppiamento in corrente continua (DC)
La batteria si collega prima della conversione, sul lato in corrente continua, e un unico apparecchio — l'inverter ibrido — gestisce sia i moduli sia la batteria.
L'energia che va dai moduli alla batteria resta in corrente continua per tutto il percorso, quindi non subisce conversioni intermedie. In compenso l'impianto ha un solo apparecchio centrale: è anche l'unico punto di guasto, e la compatibilità fra quell'inverter e quella batteria va verificata per modello, non per marca.
È lo schema naturale quando batteria e impianto nascono insieme.
Accoppiamento in corrente alternata (AC)
La batteria ha un proprio inverter e si collega dopo, sul lato in corrente alternata, in parallelo all'impianto esistente.
È lo schema tipico del retrofit: si aggiunge un accumulo a un impianto che c'è già senza toccare l'inverter fotovoltaico, che resta al suo posto e continua a lavorare. Il prezzo di questa libertà è che l'energia destinata alla batteria viene convertita più volte lungo il percorso, e che gli apparecchi sono due anziché uno.
Quale dei due conviene non si decide su una pagina: dipende da che cosa hai già sul tetto e nel quadro. Quello che puoi fare è pretendere che il preventivo dica quale dei due schemi ti stanno proponendo, e perché. I criteri di scelta della batteria sono in Batterie di accumulo; il conto della convenienza è in Impianto fotovoltaico con accumulo.
Un chiarimento che vale per entrambi gli schemi: avere una batteria non significa automaticamente avere corrente durante un blackout. Il funzionamento in isola richiede che lo schema lo preveda, con i circuiti da alimentare individuati. Se ti interessa, deve essere scritto nel preventivo.
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Lo schema unifilare: il documento, non il disegno
"Schema dell'impianto" nel linguaggio dei preventivi indica spesso un disegnino illustrativo. Lo schema unifilare è un'altra cosa: è l'elaborato tecnico che rappresenta l'impianto con la simbologia normalizzata e che accompagna la documentazione dell'impianto. È il documento su cui, anni dopo, un tecnico capisce com'è fatto il tuo impianto.
Quello che devi sapere come committente:
- Chiedilo e conservalo, insieme alla dichiarazione di conformità dell'impianto. Sono i documenti che ti servono per qualunque intervento successivo, per la vendita dell'immobile e per l'assistenza.
- Deve corrispondere a ciò che è stato installato, non al preventivo iniziale: se in cantiere è cambiato qualcosa, lo schema aggiornato è quello che conta.
- Deve mostrare la configurazione delle stringhe, gli ingressi dell'inverter, i dispositivi di sezionamento e protezione su entrambi i lati, il punto di connessione alla rete e — se c'è — dove e come è collegata la batteria.
La firma e il progetto devono corrispondere al tipo di intervento. Prima dei lavori fatti indicare dall’impresa chi redige il progetto, chi lo firma e quali documenti saranno consegnati a fine lavori. Gli adempimenti amministrativi sono descritti in Installazione del fotovoltaico in 6 passi.
Dimensionamento elettrico e progetto
Una pagina sullo schema elettrico attira domande a cui si risponde con numeri: quanti moduli per stringa, che sezione di cavo, quale taratura delle protezioni, quale distanza massima, quale potenza richiede il progetto firmato.
Sezioni dei cavi e protezioni si dimensionano sul progetto. Dipendono da inverter, moduli, lunghezza dei percorsi e norme applicabili. Chiedi lo schema esecutivo al tecnico: il disegno orientativo della pagina serve a capire i componenti, non a realizzare collegamenti elettrici.
Quello che questa pagina ti dà è la mappa — che cosa c'è, in che ordine, e perché — così che tu possa leggere lo schema che ti consegnano e fare le domande giuste su ogni suo pezzo.
Che cosa chiedere all'installatore
- La configurazione delle stringhe: quanti moduli per stringa, su quali falde, e su quale ingresso MPPT ciascuna.
- Perché quella configurazione e non un'altra, se il tetto ha più falde o zone d'ombra.
- Quali dispositivi di sezionamento e protezione sono previsti sul lato DC e su quello AC.
- La dichiarazione di conformità alla norma di connessione applicabile (CEI 0-21 in bassa tensione) per l'inverter proposto.
- Con accumulo: quale dei due schemi, in continua o in alternata, e perché quello.
- Se è previsto il funzionamento durante un blackout e quali circuiti resterebbero alimentati.
- Lo schema unifilare finale e la dichiarazione di conformità, consegnati a fine lavori.
Queste sette voci sono anche un modo per confrontare due preventivi che a prima vista sembrano uguali: il metodo completo è nella guida sui costi.
Domande frequenti
Che cos'è lo schema di un impianto fotovoltaico?
È il percorso della corrente dal tetto alla rete: moduli, stringhe, protezioni in corrente continua, inverter, protezioni in corrente alternata, quadro, contatore. Lo schema unifilare è il documento tecnico che rappresenta questo percorso con la simbologia normalizzata e che deve esserti consegnato a fine lavori.
Che cosa cambia nello schema con una batteria?
Si aggiunge un punto in cui l'energia può essere deviata e conservata. Se l'accoppiamento è in corrente continua la batteria sta prima della conversione e la gestisce un inverter ibrido; se è in corrente alternata la batteria ha un proprio inverter e si collega a valle, in parallelo all'impianto esistente.
Meglio l'accoppiamento in continua o in alternata?
Dipende dalla situazione di partenza: la continua è lo schema naturale quando impianto e batteria nascono insieme, l'alternata è quella tipica quando si aggiunge un accumulo a un impianto esistente senza sostituire l'inverter. Fatti scrivere nel preventivo quale dei due ti stanno proponendo.
Perché i moduli di una stringa devono avere la stessa esposizione?
Perché sono collegati in serie e si comportano come un unico circuito: un modulo in ombra o orientato diversamente condiziona il comportamento di tutta la stringa. Falde diverse vanno su ingressi MPPT diversi, oppure si ricorre a ottimizzatori o microinverter.
Con la batteria ho corrente durante un blackout?
Non automaticamente. Il funzionamento in isola deve essere previsto dallo schema, con i circuiti da alimentare individuati. Se ti interessa, chiedi che sia scritto nel preventivo.
Chi deve firmare lo schema unifilare?
Chiedi all’impresa di indicare nel preventivo chi redige e firma il progetto per il tuo intervento, e di consegnare lo schema finale insieme alla dichiarazione di conformità. Le responsabilità dipendono dal tipo e dalle caratteristiche dell’impianto.
Guide correlate
- Installazione del fotovoltaico in 6 passi — che cosa succede in cantiere e quali sono gli adempimenti.
- Migliori inverter fotovoltaici — stringa, ibrido, microinverter e ottimizzatori: la scelta che dà forma allo schema.
- Batterie di accumulo fotovoltaico — capacità utile, potenza, durata e garanzia.
- Impianto fotovoltaico con accumulo: conviene? — il conto della convenienza, passo per passo.
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